Tre esperienze culturali da non perdere in Argentina

201711

Partiamo subito con un mea culpa: questo post arriva vergognosamente in ritardo, quasi due anni dopo il viaggio in Argentina. A nostra discolpa devo però dire che in quei meravigliosi tre mesi di permanenza dall’altra parte del mondo non abbiamo quasi mai avuto a disposizione una connessione internet decente, e quindi moltissimi articoli dettagliati sono stati sacrificati davanti all’urgenza di raccontare le nostre avventure ogni qual volta trovavamo un locale dotato di wifi, ripromettendoci però di scriverli il prima possibile.

Tra i posti che meritano di essere visitati in Argentina, ne abbiamo scelti tre particolarmente importanti dal punto di vista culturale e scientifico:

MAAM (Museo de Alta Montaña) di Salta

Nel 1999, una squadra di archeologi guidata da Johan Reinhard, col supporto del National Geographic, trovò un tesoro inestimabile: le mummie perfettamente conservate di tre bambini Inca sulla cima del vulcano Llullaillaco, terzo vulcano più attivo del mondo, a ovest della provincia di Salta, una montagna sacra il cui nome in quechua significherebbe “la montagna che mente” perché porta l’acqua attraverso lagune a più di 6000 metri di altitudine. I tre giovani erano stati condotti lì da Cuzco, in Perù, prima dell’arrivo dei conquistadores, percorrendo a piedi più di 1600 km, in quanto prescelti per essere sacrificati poiché appartenenti  a famiglie nobili e dotati di un’incredibile bellezza. Le mummie si trovano oggi presso il Maam di Salta: la Doncella era un’adolescente di circa 15 anni, el Niño un bambino sui 7 anni  e la Niña del Rayo, chiamata così perché un un fulmine le ha bruciato parte del corpo e del volto, una bimba di appena 6. Ciò che colpisce dei “niños del Llullaillaco” è il loro perfetto stato di conservazione, nonostante non siano stati sottoposti a un processo di mummificazione: ci ha pensato il freddo delle Ande a preservarne l’aspetto. Accanto alle mummie sono stati ritrovati numerosi oggetti personali, come statuette in oro e argento, gioielli e tessuti; gli archeologi ritengono che i piccoli siano stati sepolti vivi, seguendo i rituali dei sacrifici, e che siano stati storditi con narcotici (probabilmente coca e chicha, una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del mais) e che le basse temperature abbiano fatto il resto: di fatto sembrano addormentati e si ha l’impressione che possano svegliarsi da un momento all’altro. Sono esposti a rotazione; quando abbiamo visitato il museo era il turno del Niño: colpiscono i suoi capelli neri e lucenti circondati da piume bianche, diversamente dalle fanciulle non è possibile vedergli il volto in quanto rivolto verso il basso e la sua origine nobile è confermata dalla leggera deformazione cranica cui era stato sottoposto. Tra i suoi ornamenti vi è una carovana in miniatura di lama guidati da uomini vestiti in maniera elegante oltre a  fionde, a rappresentare attività tipicamente maschili. Questo ritrovamento ha permesso agli archeologi di fare importanti scoperte circa i rituali Inca e gli esaustivi contributi audiovisivi raccontano l’importante lavoro degli scienziati. Non mancano certo le polemiche riguardo l’esposizione dei tre giovani, certamente di grande impatto, sia da un punto di vista etico che politico in quanto le popolazioni indigene ne vorrebbero la restituzione al luogo di appartenenza trattandosi dei resti di antenati, per di più sepolti in una zona sacra.

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Le mummie (foto presa dal web)

 

Museo de Ciencias Naturales de La Plata

La stessa controversia ha riguardato anche il Museo de La Plata, al cui interno furono esposti 12 indigeni, fatti prigionieri durante la Campagna del Deserto di fine Ottocento, come una delle principali attrazioni e che dopo la loro morte vennero mummificati. Solamente negli anni ’80 le comunità indigene pretesero a gran voce la restituzione dei corpi dei loro antenati che dopo più di un secolo poterono finalmente essere seppelliti secondo la propria tradizione, riaprendo il dibattito tra le esigenze scientifiche e quelle etiche. Ma questo museo, uno dei più importanti del Paese, può vantare collezioni tanto numerose quanto interessanti: dai fossili di grandi mammiferi ai resti di dinosauri ritrovati in Argentina, la sala egizia impreziosita dalla presenza di tre mummie di più di 2700 anni di antichità, e la ricostruzione archeologica del passato americano dall’epoca preceramica all’impero incaico e all’arrivo degli europei. Immerso nel Paseo del Bosque che circonda la zona universitaria, il museo dispone di ben 23 sale e pur essendo vecchio stampo, in quanto non supportato da attività multimediali, è particolarmente interessante per gli appassionati di storia e antropologia e per i più curiosi come noi.

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Utensili della Puna jujeña presso il Museo

 

Libreria El Ateneo di Buenos Aires

Non si tratta di un museo, ma di una delle più belle librerie al mondo, costruita all’interno di un ex-teatro di cui ha conservato l’architettura interna, rendendone l’aspetto ancor più affascinante e suggestivo, con la cupola dipinta – una rappresentazione allegorica della pace per festeggiare la fine della Prima Guerra Mondiale –,le balconate e le decorazioni originarie. El Ateneo si trova nel quartiere della Recoleta, uno dei più eleganti della città, e l’edificio che lo ospita è perfettamente in linea con le costruzioni circostanti: nel 2000, dopo aver ospitato prima il Teatro Gran Splendid e poi la Radio Splendid, iniziano i lavori per trasformarlo in libreria, con tanto di comode poltrone per sfogliare i libri e di una caffetteria per sorseggiare un buon mate. Non esageriamo se diciamo che è uno dei posti più belli visti finora, un santuario della cultura in cui le atmosfere di inizio Novecento si mescolano con testi antichi e moderni, tecnologia e una buona dose di meraviglia.

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La felicità di Valentina all’Ateneo

 

 

 

 

(L’immagine in evidenza, raffigurante El Ateneo, è stata presa dal web)

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6 risposte a "Tre esperienze culturali da non perdere in Argentina"

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