Cinema di emigrazione: cinque storie per l’integrazione

In seguito alle elezioni di domenica stiamo vivendo ore incerte in attesa di sapere quale sarà il nuovo governo. Senza entrare nel merito dei programmi politici, quel che è certo è che ha (stra)vinto la paura: nei confronti degli immigrati, di chi scappa dal proprio Paese per fame, guerre e quant’altro, di chi ha come unica colpa quella di sognare un futuro migliore. Né più ne meno di quello che fanno tanti nostri coetanei che lasciano l’Italia in cerca di fortuna all’estero. Per qualche strano motivo, “noi” possiamo e dobbiamo avere la libertà di vivere dove più ci aggrada, pena la distruzione del nostro stile di vita occidentale, mentre “loro” vengono ad invaderci. 

Al di là di come la si pensi, bisogna fare i conti con l’immigrazione dato le nostre città sono sempre più multietniche. Il cinema svolge da sempre un ruolo centrale nel raccontare come cambiano i costumi e può certamente aiutare anche a realizzare quella società multiculturale auspicabile e necessaria. In questo articolo vi proponiamo cinque film che trattano il tema dell’integrazione e della solidarietà: ovviamente ce ne sono molti altri e se volete potete consigliarceli nei commenti. Queste storie raccontano viaggi difficili e complessi, che spesso mettono a rischio la vita di chi li compie: al di là delle parole “migranti”, “clandestini” e “permesso di soggiorno” ci sono delle persone con i propri sogni e le proprie speranze, e questo dovremmo sempre tenerlo a mente.

“East is east”

Ho visto questo film innumerevoli volte e non me ne stanco mai: si tratta di una commedia inglese del 1999 diretta da Damien O’Donnell tratta dall’opera teatrale di Ayub Khan Din. E’ la storia di una famiglia numerosa nell’Inghilterra del 1971: padre pachistano, madre inglese e sette figli, di cui un’unica femmina, che si trovano a dover fare i conti con le inevitabili differenze culturali in un momento storico in cui si avvertono i primi segnali di tensione xenofoba. Allo scontro generazionale tipico di ogni epoca, si aggiunge il desiderio dei ragazzi di sentirsi integrati e quello del padre di preservare le proprie tradizioni. Alla madre spetta il delicato compito di mediare tra le due posizioni, non senza qualche momento amaro. Film consigliato non solo per la tematica, ma anche per la coloratissima moda della Swinging London e l’orecchiabile colonna sonora.

 

“Welcome”

Film francese del 2009 diretto da Philippe Lioret, racconta l’incontro tra un ragazzo curdo-iracheno arrivato clandestinamente in Francia e disposto ad attraversare la Manica per raggiungere la fidanzata a Londra e un istruttore di nuoto amareggiato per via della separazione con la moglie. Il regista, durante un programma televisivo in cui era presente anche l’allora ministro dell’immigrazione francese, colse l’occasione per chiedere la depenalizzazione del reato di favoreggiamento ai clandestini: “Quel che accade oggi a Calais mi ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino è come aver nascosto un ebreo nel ’43, si rischia il carcere”. Dall’acceso dibattito che seguì l’uscita del film si è arrivati a un emendamento che però non è diventato legge. Una storia toccante e molto premiata che fa riflettere sull’assurdità di una legge che ci vorrebbe tutti meno umani.

 

“L’ospite inatteso”

Nel film del 2007 diretto da Thomas McCarthy, un professore universitario scopre che il suo appartamento, dove non torna da tempo, è stato affittato con l’inganno a una giovane coppia di immigrati clandestini, senegalese lei e siriano lui. Il maturo insegnante, ormai abituato a una vita monotona e solitaria, decide di ospitare i ragazzi cui inizia ben presto ad affezionarsi fino a quando però l’armonia viene rotta da un ordine di espulsione. Un bella storia che rifiuta l’idea preconcetta della paura del diverso, vedendo nell’integrazione una risorsa e non un pericolo.

 

“Miracolo a Le Havre”

Film del 2011 diretto da Aki Kaurismäki, racconta l’amicizia tra un anziano lustrascarpe, ex scrittore bohémien, e un bambino africano arrivato clandestinamente a Le Havre che deve trovare il modo di raggiungere la madre a Londra. Un intero quartiere verrà mobilitato per aiutare il piccolo a sfuggire alla polizia che lo cerca e a scappare verso l’Inghilterra. Una favola moderna che non ha paura di raccontare i miracoli (tra cui la fioritura del ciliegio) nonostante i tempi difficili in cui viviamo. 

 

“Fuocoammare”

Diversamente dagli altri film, si tratta di un documentario girato a Lampedusa da Gianfranco Rosi: nell’isola simbolo di accoglienza nel Mediterraneo si intrecciano le storie degli abitanti e quelle dei migranti che qui sbarcano dopo una traversata difficile e pericolosa. A Lampedusa, terra di pescatori, si è abituati ad accogliere e mai respingere ciò che porta il mare: esemplare la storia del dottor Bartolo che da anni si trova ad affrontare le varie emergenze mediche dell’isola, senza distinzioni tra lampedusani e profughi.

 

 

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2 risposte a "Cinema di emigrazione: cinque storie per l’integrazione"

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